| Principi contabili nazionali. In lavorazione l'upgrade (1) |
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Principi contabili nazionali. Ripercorriamo, brevemente, la loro evoluzione storica a partire dalla comparsa sullo scenario italiano: dal Dpr n. 136 del 1975 alla riforma del diritto societario del 2003
Dopo alcuni anni di applicazione della disciplina introdotta dal Dlgs 38/2005, che ha imposto alle società quotate e altre grandi imprese di redigere il bilancio in base ai principi contabili internazionali, l'Organismo italiano di contabilità (Oic) ha dato vita a un progetto finalizzato all'aggiornamento dei vigenti principi contabili nazionali, in modo da realizzare un set di regole capaci di andare incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese che non applicano gli standard internazionali. Prima di fare un resoconto sull'aggiornamento degli standard nazionali, progetto predisposto dall'Oic sulla scia di quelli promossi dalla Commissione europea per la rivisitazione delle direttive contabili europee, nella prospettiva - tra l'altro - di semplificare la disciplina soprattutto a livello di informativa per le piccole e medie imprese al fine di ridurne gli oneri amministrativi, può essere utile ripercorrere, brevemente, le modalità della loro comparsa sullo scenario contabile italiano e la loro evoluzione storica. I "corretti principi contabili" (anno 1975) A seguito dell'emanazione del Dpr 136/1975, sul controllo contabile e la certificazione dei bilanci delle società per azioni quotate in borsa, essi, prima di concretizzarsi in forma scritta nel panorama contabile italiano, acquisirono un'investitura di rango legislativo, in quanto l'articolo 4, comma 2, del decreto statuì che "la società di revisione … se i fatti di gestione sono esattamente rilevati nelle scritture predette, secondo corretti principi contabili, ne rilascia certificazione con apposita relazione". Dal settembre 1975 fino al 1991, anno di adozione della IV e della VII direttiva Cee, vennero emanati complessivamente 10 principi contabili nazionali, alla cui redazione partecipò non solo il Cndc ma, a partire dal documento n. 8 (settembre 1983), anche il Cnr. La Consob, a cui era stato assegnato il potere di raccomandare l'adozione di principi e criteri per il controllo contabile, previa richiesta di un preventivo parere al Cndc e al Cnr, si pronunciò in merito con la delibera n. 1079 dell'8 aprile 1982. In tale atto furono chiariti i ruoli dei principi contabili, nel frattempo emanati dal Cndc, nel senso che la normativa era punto di riferimento non superabile, ma se del caso solo da integrare e interpretare a opera degli standard nazionali e, per le problematiche da essi non affrontate, da quelli internazionali emanati dallo Iasc (International accounting standard committee). Per questo motivo, dal 1982 (documento n. 2-bis di revisione del n. 2), tutti i principi contabili nazionali furono oggetto anche di un esplicito raffronto con i principi enunciati dallo Iasc. Ogni principio contabile nazionale, insomma, fu integrato da una sezione, tipicamente posta alla fine del documento, in cui si dava atto dell'aderenza con gli standard internazionali e si indicavano gli eventuali "scollamenti" con specifico richiamo dello Ias coinvolto. L'attuazione della IV e della VII direttiva Cee (anno 1991) Il Dlgs 127/1991, nonostante fosse stato anticipato da prassi e dottrina contabile, ha avuto un impatto notevole in quanto, dando attuazione alle direttive comunitarie, ha espresso in modo più organico e puntuale le norme civilistiche di redazione del bilancio. Per questo motivo, tutti i 10 principi contabili, che fino a quel momento erano stati emanati, vennero sottoposti, in un arco temporale tutto sommato breve (settembre 1993 - luglio 1997), a una completa rivisitazione. Nonostante nel 1991, come detto, fosse avvenuta l'espunzione dei "corretti principi contabili" dalla fonte normativa primaria che li aveva introdotti nel 1975, il legislatore utilizzerà ancora una volta tale esplicito riferimento agli standard nazionali, inserendolo nel decreto istitutivo dell'Irap (Dlgs 446/1997), avvalendosene ai fini della determinazione della produzione netta (articolo 11, comma 2) in quanto "indipendentemente dalla collocazione nel conto economico, le componenti positive e negative sono accertate in ragione della loro classificazione secondo corretti principi contabili". In conseguenza di ciò, anche alcuni documenti dell'Amministrazione finanziaria (cfr circolare n. 141/1998), aventi a oggetto chiarimenti sulla disciplina dell'Irap, hanno citato i "corretti principi contabili". A seguito, poi, delle modifiche introdotte dall'articolo 1, Dlgs 506/1999, anche nel caso dell'Irap il riferimento ai "corretti principi contabili" venne nuovamente eliminato. Il legislatore, per determinarne il valore della produzione netta, intese basarsi solo sulla corretta classificazione dei componenti positivi e negativi, depurando la norma dall'inciso "secondo corretti principi contabili". Riforma del diritto societario (anno 2003) È da segnalare che, con l'emanazione del principio contabile n. 30, l'Oic è divenuto lo standard setter nazionale in materia contabile, grazie alla sua costituzione in Fondazione (2001) da parte del Cndc e del Cnr, soci fondatori assieme ad altri soggetti istituzionali. Da quel momento, i principi contabili nazionali sono pubblicati dall'Oic nelle seguenti due serie:
Aggiornamento dei principi contabili nazionali (anni 2011/2012) Due mesi fa, la rubrica "Bilancio e contabilità" ospitava un doppio intervento (Ristrutturazione dei debiti. Tutto in uno standard) dedicato all'ultimo principio contabile nazionale emanato il 2 agosto 2011. Il contributo dava conto che il documento ha come destinatarie le imprese debitrici che redigono il bilancio in base al codice civile utilizzando i principi contabili nazionali. Esso non si applica, insomma, alle imprese che, ai sensi del Dlgs 38/2005, devono o scelgono di applicare i principi contabili internazionali. In realtà, tranne quest'ultimo recente standard, la maggior parte degli altri vigenti principi contabili nazionali risalgono a un periodo in cui le imprese erano tenute alla redazione dei propri bilanci secondo le direttive comunitarie. Il loro contenuto risente, pertanto, dell'esigenza all'epoca avvertita di fornire, soprattutto da parte delle grandi imprese e in primis da parte delle società quotate, un'informazione chiara ed esaustiva. Poiché tali imprese e società, a partire dal 2005, redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali, si è assistito a un notevole cambiamento dello scenario di riferimento. Ed è per questo motivo che, dopo alcuni anni di applicazione della citata nuova disciplina, si impone, ora, una maggiore attenzione per le imprese che non adottano i principi contabili internazionali. In questo ambito va, dunque, inquadrato il progetto finalizzato all'aggiornamento dei vigenti principi contabili nazionali, pianificato, nel corso del 2010, dall'Oic.
In conclusione, l'intento dichiarato dall'Oic in ordine al progetto di aggiornamento degli standard nazionali risponde all'esigenza di tenere in debito conto gli sviluppi verificatisi nella materia contabile, nel periodo di tempo trascorso dall'ultima revisione; sviluppi conseguenti, da un lato, all'evoluzione della normativa e della prassi contabile nazionale e, dall'altro, all'evoluzione degli orientamenti dottrinali e della regolamentazione contabile internazionale. L'obiettivo è quello di aggiornare i principi nazionali anche alla luce di quelli che sono gli effettivi utilizzatori (prevalentemente piccole e medie imprese), in modo da realizzare un set di standard in grado di venire incontro alle esigenze rappresentate da questi soggetti e relativi stakeholder. Nel prossimo intervento, in attesa della pubblicazione degli aggiornamenti, un commento sulla particolare rilevanza dello standard "Passaggio dal bilancio IFRS al bilancio redatto secondo i principi contabili nazionali". |
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